Persempre
Guardare avanti, guardare avanti, le dicevano.
Ma quella miopia non era attenuabile con alcun tipo di lenti.
L'unica consolazione era che ogni momento ci si avvicina alla morte. Si ricordava delle poesie che facevano studiare a scuola, così.
Beata ingenuità!
Ci aveva messo dieci anni a capire quegli endecasillabi maledetti.
Il vuoto esistenziale, la confusione. Piangere non aveva senso, ma era l'unico gesto che riusciva naturale.
L'estate stava finendo così come era iniziata: nella noia totale, talmente irruente da lasciare troppo spazio al pensiero.
Non faceva particolarmente caldo, erano forse le sei di un tiepido pomeriggio di settembre e l'immobilità del mare suggeriva una calma che per lei era praticamente inconcepibile.
Sigarette a portata di mano; ne sfilò una, la tenne in mano per qualche secondo. La passò sotto il naso, aveva l'odore piacevole e familiare del tabacco non in combustione. Del tabacco non ancora cancerogeno.
La accese senza pretesti; era la quarta di quell'ora.
Sapeva di vomito e merda, lo stesso sapore della vodka della sera prima.
Testa vuota, l'unica sensazione fisica che provava era quella violenta stretta allo stomaco che ogni tanto tornava a darle vertigini e affanno, quando ripensava a tutto quello che era successo, che era stato detto; rimpiangeva i postumi dell'alcool, come avrebbe preferito si trattasse della solita nausea post serata... Invece era un tormento d'animo ormai pervasivo e perpetuo.
Allora si ricordò perchè continuasse a farsi tanto del male.
Un paio di respiri profondi e come un kamikaze si imbottì di quello che restava delle sue forze psico-fisiche e prese la lettera.
"Tutto è perduto." una calligrafia illeggibile "Tutto è perduto. Ed è peggio perdere le cose, piuttosto che distruggerle.
Quando qualcosa smette di esistere si annulla, ma avrai sempre intatto il suo autentico ricordo
invece quando qualcosa si perde continuerai a ricordarlo com'era una volta, come tu vuoi ricordarlo
e così rimarrà nella tua memoria, mentre probabilmente è tutto diverso, cambiato, magari in peggio (sicuro in peggio), perciò se anche ritroverai mai quella cosa, ne rimarrai deluso.
Quando perdi e ritrovi una cosa la ricordavi più bella
Ti ricordavi felice. Una volta eri felice..."
La banalità apparente delle frasi che le riempirono improvvisamente la testa era pressoché inverosimile. Ma si rese conto che per la prima volta, forse, aveva capito il loro significato.
Non tutti i mali vengono per nuocere. Apprezzi le cose solo dopo averle perse. La gatta frettolosa ha fatto i figli ciechi. Garnier, perchè voi valete. Qual'è il senso della vita. Il tempo vola. Prendi tre paghi due. Fumo e alcool non si mischiano. Esta-thè. L'eccezione che conferma la regola. Cogito ergo sum. Piove sempre sul bagnato. [non può piovere per sempre ? ]. Ti amo.
In un attimo si rese conto della sua intelligenza. Aveva capito tutto.
"...una volta eri contento del Natale, o del tuo compleanno.
Il bello non era il regalo nella sua materialità.
Il bello era il vederlo intatto e scartarlo. Il bello era scartarlo piano
era bella l'ipocrisia del "Nono ma che cambio, è perfetta di questo colore",
conservare i bigliettini nei cassetti in cui c'è di tutto - dai salvaslip ai tagliaunghie a vecchi rullini mai sviluppati - che forse un giorno riordinerai. Forse
Poi cresci, un pò, e ogni anno è sempre meno significativo
sempre meno entusiasmante. Noti solo il becero e progressivo aumentare del tuo cinismo e della tua misantropia, il grigio ripetersi degli eventi, nella loro incontrovertibile noia.
E tu sei inerme,
vedi le cose scorrere
Tutto amplifica e contemporaneamente perde il suo senso, in un perfido gioco di pentimento e rimorso, di angoscia e disperazione. Di dubbio e certezza.
Di ricordo e dimenticanza.
Sarebbe bello scriverti una storia comica e grottesca di sesso inventata, oppure che so, le cronache di una fantastica apocalisse atomica; ma il mio egocentrismo non smette di ricollegare ogni vicenda al mio disagio cosmico (perchè Io sono un Universo).
Tu la stella più importante. Tu il riferimento.
Ma può esistere un riferimento, in uno spazio infinito?
Fosse solo apparente? Una convenzionalità? Anche se so che sei il mio riferimento.
Tu sei il mio riferimento.
In cosa crediamo? ..."
un blocco, un blocco dentro la gola. Un attacco epilettico ad ogni pensiero, ad ogni fotogramma. Una lacrima ad ogni frase letta. Ogni ricordo ogni immagine era una coltellata al petto
pensieri che stringono il cervello fino a disintegrarlo.
E senza alcuna spiegazione razionale, si sentì respirare.
Sentiva qualcosa di caldo dentro, sentiva il sangue, la vita.
Sentiva.
" ... così ho deciso di distruggermi. Perchè Tu possa ricordarti cosa sono. Perchè il mio amore per Te rimanga questo, intatto, per l'eternità
Una cosa che cessa di esistere esisterà per sempre.
Per sempre uguale a sè stesso.
Ubriacati di questo senso di estasi e Caos.
Stordisciti con l'odore del mare che Mi ricorda
masturbati, fatti del male.
E' solo del bene è solo del bene..."
Una fitta al cuore sembrava averle fatto esplodere tutte le vene. Ma non sentiva alcun dolore; era piacevole
Si sentiva vivere!
Era tutto perfetto. Era tutto a posto.
Lacrime di gioia si alternavano a scariche di adrenalina, a paura - ma una paura che ti incuriosisce e ti fa agire.
Si asciugò l'ultima lacrima e si spogliò nuda e lasciò che la Lettera cadesse ai suoi piedi fra le sigarette spente.
Il mare era lì ancora calmo
Si accarezzò quei morbidi fianchi biancastri, poi le braccia, si mise le dita in bocca, si toccò Ovunque.
Per accertarsi che davvero la sua fisicità stava esistendo in quella perfezione inspiegabile.
Piccoli passi, lenti e sacri: si dirigeva armoniosa verso il suo sepolcro.
Onde di acqua vetusta sbattevano su di lei e si sentiva un trofeo tra le braccia di un vittorioso gigante di mare.
"... Vedi. Vedi ora anche tu capisci quello che.
Lo so, lo so che lo capisci.
Hai capito."
Continuava la Lettera ormai abbandonata lì e non letta nella sua interezza.
Passi lenti e vicini.
Aveva capito.
Era tutto a posto.
Guardarsi intorno non provocava la solita ansimante ansia da disordine.
Tutto era a posto e sentiva solo un vuoto rassicurante per quanto inspiegabile.
Tutto era a posto, i conti pagati, nulla da cambiare, andava tutto bene.
Tutto era in ordine per sempre.
Immersa nella salsedine e per l'ultima volta guardare il cielo ormai spento e inquinato dalle luci elettriche.
Il cielo infinito di cui era la stella più importante.
Capire e concepire la calma irremovibile di quel mare
e lentamente vivere per sempre, lasciandosi morire.
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