onirica mente.
Ho sognato che tu non eri tu, ma eri tu.
Io non ero io, ma ero io.
Come la realtà crudele ci vuole uguali e diversi, giusti e sbagliati
La tua mano cercava la mia tra una folla di indifferenti grigi e maldestri
I miei occhi si specchiavano nelle lenti rigate dei tuoi occhiali e nonostante il sole in controluce, hai riconosciuto nel mio stupore qualcosa di familiare
- la Luce, la Luce tutte le cose illumina ustiona evidenzia, nelle loro imperfezioni, nelle loro perfezioni -
mi hai presa per mano e siamo andati in un luogo senza spazio e senza tempo
Come in una bolla di sapone, impalpabile e perfetta, ma in un equilibrio precario.
Così ti sognai, fra perplessità ed estasi.
Ho sognato che tu non eri tu, ed io non ero io
Quanto tempo perso a rincorrere lucciole cercando di imprigionarle
e una volta imprigionate, piangere per la loro segregazione
Convincersi del fatto che per quanto perfette e intoccabili, lì dentro,
non siano a loro agio.
Non è quello che meritano
Egoismo e senso di inadeguatezza, tutto insieme.
In una danza grottesca e fuori tempo, i miei pensieri fluttuano tra paranoie recondite e maledizioni indicibili.
Illuminare un barattolo di vetro con delle lucciole non è un'impresa, nonostante il suggestivo risultato
Rincorrerle fa sentire giovani e leggeri, fa sperare qualcosa.
Illuminare il Mio Buio invece accadrebbe solo in occasione di un altro Big Bang
in cui tutto - come quando apprendi dopo anni certe consapevolezze e la tua Coscienza si sente finalmente viva come chi in apnea da molti minuti ritorna a respirare a pieni polmoni e talmente perfetta che il solo modo per conservarne la perfezione è la Morte -
sarebbe distrutto per sempre, nel momento stesso della sua creazione.
Masochismo. Sempre.
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