sonntag
Dovrei rimettermi a studiare tedesco, è tanto che non ripasso
Gli alveoli invernali ritornano olmi, e questo posto
Assume, come sempre in questo periodo dell’ anno
La contrastante sembianza di un nuovo inizio e quindi anche di una fine
Quella stessa pulsione di morte, goliardia dell’anelito alla distruzione,
intrinseca alle nascite, al Drum con le Bravo, alla masturbazione.
Dovrei smettere di bere negroni, è troppo che collasso.
Mi divertirei con molto meno, non fosse che ingrasso,
che darei per un abbonamento annuale al Mc, un’indulgenza plenaria, un po’ di te:
se solo ripenso a quei capelli, com’erano messi, alle pupille, al loro dilatarsi
affogo nel rumore del rimpianto, l’ossessivo reiterarsi di un ricordo inespresso.
Cerco un posto per pisciare anche se qui non è permesso,
fammi da palo, che poi ci ballo; che poi ti amerei, ma intanto…
Dovrei smettere con i libri, non ho più nulla da dire.
E forse manco loro, tanta è scarsa la capacità di sognare.
Hanno prosciugato, prosciugato le parole
Del loro senso del loro peso, come si fa con le pozze nel mare.
Potrei mettermi a scrivere canzoni, poesie grevi di solipsismo e ripetizioni ma...
Si purtroppo è domenica, di nuovo domenica
Le persone escono, fanno cose,
mentre io ammiro distesa la ruvidezza biancastra del soffitto
Immaginandoci sopra orizzonti arcani, cuori trafitti,
più di questo, che del resto non poteva fare altro.
Magari passo da te e mi invento un pretesto
Che poi se muoio adesso sarei tipo mausoleo o proprio manifesto
Dell’inutilità e del procrastino, proprio esso, in persona o essenza.
Ma non posso morire adesso, non ho i vestiti adatti addosso e tu non mi hai ancora risposto;
purtroppo è domenica, di nuovo domenica, sono ancora in pigiama,
sono ancora in un abisso.

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