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chiasmi

Pubblicato su da Sara Costantini

Prendo un pezzo di carta e scrivo una poesia che decido di intitolare Chiasma

"Quando fuori è buio,

dentro è buio,

da altrove un silenzio si dipana

chiassosamente

la mente

lamenta

Quando il posacenere è un bidet

Mentre fuori è buio

Mentre dentro è buio

Da altrove un rumore si dipana

Silenziosamente

La mente

Mente."

Fa un po' schifo, ma anche io faccio schifo,

così non gli do troppo peso e continuo a sprofondare nel sedile.

Maschero un necessario benessere mentre lascio che la mia prospettiva ottica si focalizzi fugacemente su tutto ci che riesce a catturare. Mi approprio di un battello, della spuma inquietante a riva. Conquisto un lembo di cielo, poi un altro, poi un altro. Afferro una caviglia scoperta, mi pare di sentirne la morbidezza. Riesco ad accarezzare i ricci fluenti di quella ragazza annoiata, diventano miei, diventano un mio motivo interiore, insieme ai rumori di fondo, alle porte scorrevoli fra vagoni, all’orizzonte lontanissimo. Maschero un benessere perché è troppo facile dimenticarsi su un treno e piangere, a me le cose facili non sono mai piaciute, altrimenti non avrei speso tutti i miei soldi in vestiti che necessitano di una discreta quantità di stupefacenti per poter essere indossati. Com’è strano guardarsi intorno e vedere realmente le cose. Ti accorgi di quanto sei cambiato tu in base a quello a cui fai caso, quello che qualche anno fa non avresti mai accolto nella categoria delle cose per cui vale la pena di spendere un pensiero o una battuta o semplicemente uno sguardo, un accostamento. Quando in inverno le punta delle dita diventano oggetti dalla consistenza non definibile e dalla temperatura glaciale, mi viene in mente la mia adolescenza quando a novembre faceva notte alle quattro del pomeriggio e si stava su un muretto in riva al mare a tergiversare sulla propria condizione di irreversibile sfigato covando in realtà un segretissimo culto per la propria persona. Si stava lì si fumavano Marlboro light, non si studiava mai l’inglese, e se andava bene qualcuno dei grandi riportava tutti a casa in macchina e poi la sera a bere birra rossa doppio malto, che a rapporto qualità prezzo non si batte. Tinte per capelli scadenti, amori inspiegabili. Tutti hanno vissuto così, anche così, i 16 anni. Ebbene, quando i polpastrelli assumono quella natura sinistra ripenso a le persone che mi hanno spezzato il cuore, a chi è morto dentro di me e dentro di sé, sebbene continui a respirare ed andare in giro, a chi invece davvero non respira più e torna però a scaldarmi il cuore mentre un assolo mi squarcia le orecchie colme di cuffiette dei cinesi. Le cuffiette dei cinesi dopo due giorni che le uni iniziano a scorreggiare e tu inizi a maturare una peculiare forma di disprezzo contro l’opera umana e una sfiducia rinnovata per quelle poche cose che sembrano esserci sempre e che invece non ci saranno più oppure ci saranno ma ti sarai rotto il cazzo di loro. Insomma quando le mani si trasformano in ghiaccioli affusolati il mio cuore si strugge, la mia mente si appanna. Vorrei tornare indietro, cambiare qualcosa e non aver mai perso la fiducia nell’essere umano, anzi no, menomale che l’ho persa, altrimenti non avrei mai potuto apprezzare la letteratura russa e il neorealismo.

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