meduse e sassi
[polvere polvere
vacuità dei rapporti, la precarietà e l'ipocrisia ad essi intrinseche
l’illusorietà dei sentimenti, passeggeri e passanti - di un aereo low cost solo andata, per spettacoli raccapriccianti - destinati a perire nel logorante crogiolo dei ricordi
il non senso generale di tutte le cose, il cinismo, il disprezzo per gli altri
gli stili di vita le maschere
necessità di solitudine e smania di espressione:
l’incomunicabilità
Cosa ho vissuto fin ora?
Quali persone ho conosciuto?
In cosa ho creduto?]
Siamo di due tipi: meduse e sassi.
Siamo solo meduse, trasparenti bellissime e malvagie.
Creature viscide e mollicce, ma affascinanti;
se tenute in una teca ed illuminati con strani neon risultiamo leggiadri,
sinuosi, spettacolari.
Facciamo del male involontariamente, per natura.
Troppo terrore il contatto altrui;
narcisismo e poca fiducia in sé.
Incapaci di affidarci, di lasciarci avvicinare.
Provochiamo terribili ustioni a chi ci accarezza,
anche solo per sbaglio, a chi cerca di vederci da vicino.
Chissà cosa nascondiamo.
Portate via dalla corrente senza poter padroneggiare il nostro itinerario, se non in modo faticoso e perdente nella sua lentezza;
meduse.
Oppure siamo dei sassi, abbandonati sul fondo del mare o sulle rive.
Sassolini e pietre,
scaraventati negli oceani attraverso il coito irruente dei fiumi
ed infetto degli scarichi.
Provenienti da chissà quale roccia più grande, chissà quale continente.
Chissà che storia abbiamo,
ma che importa?
C’è il presente vorace ed invadente, che al passato non lascia altro che il non essere più. Adesso che abbiamo cancellato il passato da cui proveniamo, non resta che la nostra pelle liscia, pelle di roccia levigata dai flutti esterni,
a cui l’unica resistenza che sappiamo opporre
è la nostra presenza.
Sassi…affinati ed appiattiti nel tempo dall’ acqua e dal vento,
ormai privi di forma propria, condannati alla cieca anonimia.
Reciproca presenza senza speranza di essere.
Un bel giorno arriverà un trattore, ci raccoglierà insieme a milioni di altri nostri simili. Sassi.
Ci scuoteranno con violenza, scrolleranno da noi ogni residuo di proprietà, sabbia, alghe secche, vestiti e pensieri.
Ci porteranno in un cantiere, ci sciacqueranno ancora e ancora con acidi più acidi delle acque delle fogne che già prima infestavano il mare.
Ci distruggeranno, ci ridurranno in polvere.
Ci butteranno in un macchinario infernale che farà di noi un unico impasto privo di forma.
Ci riscalderanno, ecciteranno come mai siamo stati in vista nostra.
Ci fonderanno.
Saremo liquefatti in una pangea di insignificanze ed errori.
E poi finalmente ci modelleranno, lavoreranno. Spalmeranno tra i mattoni.
E faremo parte dell’ennesimo mastodontico prefabbricato industriale nelle radure di sterpaglia e amianto fuori dalle città, destinato a diventare il nuovo centro
commer(so)ciale.

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