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Per la prima volta l'insonnia aveva perso.
Caddi in un sonno profondo e senza sogni.
Stanca del buio, quella mattina mi svegliai presto, dopo le sudate quattro ore di sonno.
Feci colazione con una relativa lentezza, fette biscottate mangiucchiate lasciate a metà, caffè con due cucchiaini di zucchero che non smettevo di girare.
Preparai il pranzo, presi le medicine.
Andai a vestirmi, con criterio scelsi le scarpe migliori ed ebbi il tempo di abbinarvi i colori sbiaditi della maglia.
Lavai i denti e misi il profumo più dolce.
Tuttavia mancava ancora mezzora all'arrivo del treno
e io ero già sull'erema panchina di marmo del binarioDue.
L'unica panchina esposta ad ogni tipo di intemperie e polveri e vento gelido presuntuoso sulla primavera già avviata.
C'erano persone intorno, tutte con le medesime facce ingessate dal freddo e dalla noia.
Le mie scarpe rompevano il grigio spento dei loro occhi sonnolenti e del cielo che stava per piangere.
Arrivò un treno
ma non era il mio.
Il mio sarebbe arrivato venti minuti dopo.
Avrei potuto prenderlo, intanto.
Ma non lo feci perchè bu.
Arrivava lentamente sembrava un immenso carro funebre coperto di murales
In sottofondo un'orchestra di rotaie rugginose ruggenti stridenti che rendeva il tutto estremamente fastidioso.
E una volta fermo le sue grandi, rumorose e mezze-rotte porte scorrevoli rimasero aperte per almeno tre minuti
il tempo necessario per lasciarmi fissare dai pendolari cementati e quasi eterei che intravvedevo dietro i vetri impolverati dei vagoni.
Finalmente le porte si chiusero
ma il treno non partì.
Rimase fermo, sembrava spento
Quando dicono "il treno è passato"; quel treno non ripartiva.
Ma aveva le porte chiuse e le mie manie mi convincevano che mi stessero fissando tutti.
Finalmente il treno partì, accompagnandosi ad una quasi gradevole folata di vento che scompigliò i miei capelli precedentemente spettinati dalle mie mani ghiacciate e ansiose.
Mi compiacevo delle mie ciocche fluttuanti che si mescolavano alla cenere del cielo.
Dieci minuti dopo l'altoparlante dalla pessima pronuncia annunciò che il mio treno era stato soppresso.
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