Post partum.
Una pagina bianca era tutto quello che riusciva a partorire.
Non perchè non avesse pensieri. Ma districare quel groviglio infeltrito di sensi di colpa, domande retoriche, autopunizioni, alcool, felicità (??), perplessità, atarassia, paranoia...era davvero impossibile. Solo una pagina bianca avrebbe potuto farle immaginare almeno lontanamente quell'ordine e chiarezza che irrimediabilmente le mancavano.
Sdraiarsi per terra, accendere le lucine. Pensare di essere in un video dei Verdena o un film di Ozpetek, un pò le piaceva. Accendere una sigaretta, scombinarsi i capelli con le dita intrise di lacrime, un pò era masochista. E se per un attimo la mente non fluttuava tra i bui pensieri, perchè non forzarli andando a ricordare tutto? Ricordarsi ogni momento cosa aveva perso. E cose aveva guadagnato (l'ispirazione letteraria? No. La solitudine - potrebbe prenderla come tempo in più per studiare, se non fosse che la mentre proprio non funzionava.) E si faceva mille domande, alle quali nessuno avrebbe voluto mai rispondere. Sperava e odiava che qualcuno le dicesse "vedrai tra vent'anni come ci riderai", desiderava e sperava non accadesse mai che le arrivasse un messaggio. Un qualsiasi monosillabico messaggio. Aveva fame, sete, sonno. Nessuna voglia di alzarsi dal suo locum desperatio.
La testa confusissima, forse le stava venendo anche la febbre.Tutte punizioni divine.
"Che possa tu conservare qualcosa di bello di me.
Che queste memorie servano non a redimermi, ma a fustigarmi, ancora, ancora e forse non abbastanza. ''Un'altra vita occorrerà perchè io possa incrontrare l'ombra e la grazia"
e probabilmente non finirebbe ancora lì. Perchè troverei senz'altro il modo di rovinare anche quello. Potessi trovare le parole per spiegare."
Un altro drum senza filtro e incurante del caos, respirare polvere.
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