quarantotto
" [la guerra] è il moto dei venti che preserva il mare dalla putredine,
nella quale sarebbe ridotto da una quiete durevole "
{ [quarantotto]
sono convinto che un sonnambulo sia più cosciente di me in questo momento
già solo per il fatto di non essere consapevole della sua apparente veglia;
meglio vagare inconsapevolmente dormienti, che nella consapevole disattenzione verso la realtà, fingendosi di fingere il sonno che tutto maschera nel gioco [giogo] onirico }
Parlo a nome di questo popolo: ci vogliono morti! o si, ci vogliono morti!
nubifragi disastrosi trapelano oltre la cerniera incandescente dei monti all'orizzonte
Non basteranno delle cuffie per ammortizzare il tuono fulminante
potranno al massimo facilitare lo sfondamento dei timpani
I nostri discorsi si riveleranno più vani di quando li proferivamo;
la parola, una puttana traditrice più dell'indomabile colorito che assume il volto a suo piacimento.
la ragione, pifferaio incantatore che ci conduce come topi verso ?
Il senso di inadeguatezza è la misura di tutte le cose;
potessi tornare indietro, ogni atto condurrebbe ineluttabilmente di nuovo qui
solo per godere di nuovo di questo nullificante ed assoluto senso di errore
impossibile
Ma si, sono più i morti che i vivi
più le preghiere che le azioni
più le attese degli anticipi
è iniziata! è iniziata!
le bombe hanno inaugurato la loro danza distruttiva
[partigiano portami via]
un'ulcera! dentro lo stomaco brulica un morbo
e nella testa un paralizzante arrovellarsi
[inimicus]
gli aerei sopra di noi partoriscono le nostre tombe
E non abbiamo nemmeno le scorte per l'inverno;
eravamo impreparati alla guerra
eravamo in pace perpetua da tempo
Mangiavamo voracemente i frutti maturi dei nostri alberi
e con quelli acerbi acconciavamo ghirlande onorifiche
Vivevamo il benessere nell'immediatezza
senza prestare ascolto all'eco perentorio della voce che ci sussurrava
"la stasi è un ozio rovinoso; il bello genera l'odio
il fermo crea ingorgo"
Non abbiamo le scorte;
moriremo per questo
E' tutto interno, tutto dentro l'errore
Miseria e disordine intestini
la guerra civile è la più grave
noi che lottiamo contro noi stessi
chi ci conosce meglio di noi? chi
conosce la torpedine che inquina i meandri dei nostri pensieri
meglio di noi? e le fragilità inconoscibili
Noi che lottiamo contro noi stessi
con fraudolenza
E qualunque il noi che ne uscirà vincitore
sarà causa di rovina per esso stesso;
così paradossalmente narcisistico
l'autoconservazione che passa per l'autodistruzione
La guerra dentro.
eppure solo dal caos può generarsi quel qualcosa che avvertiamo come mancanza di caos
- e che in realtà è solo una confortevole apparenza; tutto è caos -
che ci piace definire ordine
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